Ho perso la via del ritorno
Sono quasi due mesi
che mi sono perso
per le strade di Torino.
Ho chiesto aiuto alla polizia
ho preso bus, tram e dirigibili.
Ho pregato la signora, seduta
accanto a me su questo numero ventisette
diretto a Superga, di dirmi come fare
a tornare dalla mia famiglia
che sta in un albergo in centro.
Sono arrivato al capolinea, ho fatto
due passi e dal balcone di questa rocca
vedo il mare aperto.
Un aeroplano esce dalle onde
come un serpente volante
lungo e sinuoso
come un drago d’oriente.
Da questo belvedere guardo
dentro la pancia del serpente-treno
Dietro al vetro di una
grande carrozza viaggiatori
vedo una famiglia
di quattro persone
in un singolo scompartimento.
Lui è disteso sul sedile
sorseggia una bibita e guarda
l’orizzonte marino.
Io piango e piangendo penso
al tempo oramai indefinito
che non vedo e non sento
mia moglie e i miei due figli,
da quando una mattina come le altre
sono uscito dal mio albergo
nel centro di Torino
e ho perso per sempre la via del ritorno.
