Carla è una donna scura in un pomeriggio di sole. Capelli neri lucenti raccolti in treccia, occhiali dalla montatura spessa, lucida e bianca. Porta la giacca grigia su una bluse ocra, gonna in tono sopra il ginocchio, calze scure, borsa Obag bianco perla. Indossa delle scarpe chiuse con un tacco di una certa importanza. Delle bellissime scarpe lucide, nere, fiammanti. Entra dalla porta a vetri, passa lo sbarramento della segreteria e scandendo i passi sul pavimento in parquet si avvicina verso di me che vado incontro per stringergli la mano. Non voglio fare a meno di notare le sue scarpe come lame di luce e quando si tolse la mascherina la sua bocca rosa leggermente truccata mi ferisce senza parlare, senza ammiccare, le labbra perfette come coltelli. Ero già suo. Resto suo, senza rimedio e senza speranza. Il fascino non si spiega, si subisce.
[ 18.6.23 dal mio primo romanzo, Il collezionista ]
