“Il gregge” di Davide Grittani
Esce nel 2024 per la collana Specchi di Alter Ego il romanzo di Grittani, autore che non conoscevo ma che mi ha impressionato da tutti i punti di vista, con un’opera che parteciperà allo Strega 2024 con le motivazioni che potete leggere qui e che sono pienamente condivisibili.
Nella quarta di copertina si legge una frase di Saviano che parla di “scrittura rabdomante” e davvero mi pare una definizione azzeccatissima. Fin dalle prime pagine ho trovato che il punto di forza del romanzo sta nella voce in presa diretta del narratore e in una scrittura tesa e compatta. La coerenza di Grittani sta nel punto di vista, che mette a fuoco sé stesso e i propri amici nella loro mutazione da compagni di scuola a gregge, nell’intenzione, lucida e spietata, nonché nel giudizio etico, ma senza moralismi, che viene dato sul presente della vita politica di una città e di tutta Italia. La lingua e il registro stilistico sono sia tesi verso gli ambienti della storia, quanto orientati al giudizio etico delle persone. La scrittura risulta arricchita e varia anche in virtù delle fonti e dei riferimenti, intesi in senso largo che, come viene riassunto efficacemente in una scheda in calce all’epilogo, sono ad alimentare un’immaginazione plurima e variegata.
Sullo sfondo e spesso in primo piano sta la descrizione di una città che mai viene detto essere esplicitamente Milano, da parte di un personaggio narratore senza nome e senza descrizione fisica. Nel romanzo sono molto interessanti i passaggi in cui la voce narrante cita altri testi, della tradizione letteraria vicina e lontana, o esplicita i propri personalissimi riferimenti a canzoni, film o saggi di ambito politico. Da Manzoni a Bianciardi e a Scerbanenco, da Monicelli di “Amici miei”, che a un toscano fa molto piacere sentire così tanto radicato nell’immaginario di un'opera centrata su Milano. Da “Eyes Wide Shut” di Kubrick a Doraemon (cartone nipponico di cui l’autore ci dice di aver inventato degli episodi per impreziosire la sua narrazione). Il romanzo di Davide Grittani mi è davvero piaciuto, in un crescendo costante e nella capacità di dare una svolta inattesa alla vicenda, ma anche in scelte che trovo proprio deliziose, sotto il profilo stilistico. Su tutti l’uso, quasi impercettibile, di un famoso passaggio di una canzone di Francesco De Gregori, La storia. Adrò a cercare altre opere di Grittani e le leggerò con piacere. Consiglio vivamente la lettura di “Il gregge”.
[27.3.24]
