Dalla schiavitù al rifiorire
Grazie Virginia. Ho appena finito di leggere “Schiava dell'amore”, la sua opera. Ci tengo a ringraziare l’autrice. Perché? Il motivo è semplice, perché ho letto qualcosa di molto diverso dal solito, sono uscito dal mio binario abituale, dalle mie solite letture, da un approccio a volte troppo ‘letterario’ allo scrivere in versi.
Il suo libro è un diario fatto di poesie, una sola prosa di una pagina e alcune foto in cui si intravede una donna matura e dettagli di legature del suo corpo. Fin dalle prime pagine l’autrice si impone con la sua personalità, potente, viscerale e consapevole delle sue origini, del suo sentire e dell’amore totale per il suo Padrone. Virginia non gioca con le parole, ma quello che sgorga impetuoso dalla sua anima, lei lo dispone davanti al lettore. Con tutta la sua carnale e libidinosa femminilità. Senza vergogna e senza pudore. Come il suo corpo su di un tavolaccio sporco, legato e desideroso di provare dolore, di godere delle frustate del suo amore. Di ingoiare il suo cazzo duro, fino alla sua anima, alle sue viscere. Ma fin dalle prime pagine una luce violenta si spalma al centro della pagina, quella della sua lucida consapevolezza, che sarà infatti il titolo di una delle poesie sul finale. La schiava ha bisogno di essere legata, delle mani possessive del suo uomo che si scatenano sul suo corpo. Sente che sta bruciando alla luce di perversioni che gli rivelano un lato oscuro della sua personalità e si abbandona ad ogni desiderio con il suo lui, alla sua gelidità. Ma nello stesso tempo non si illude mai veramente che il suo amore sia accettato. Anzi, in una delle ultime pagine lo dice con una chiarezza che sconvolge: “ … per soddisfarti, per rendere realtà ogni tua frenesia, anche la più strana e malsana. Facevo tutto per te, cambiavo per te, in nome dell’amore più raro, quello donato e non ricambiato … “.
Insomma, questo amore, fatto di sguardi silenziosi dove la sottomessa sta completamente soggiogata, lascia però le parole sulla carta. Ma nel suo “caos interiore” l’autrice, forse proprio grazie alla scrittura, cerca la sua strada e riesce a ritrovarsi. E brucia la fenice, fino in fondo, ma per rinascere dalle proprie ceneri, con coraggio. Non c’erano regole, ma lei è stata sempre sé stessa, non sia cambierebbe con nessuno. Non lo farebbe neanche ora, io credo, perché la sua fierezza è la sua forza. Abbandonata dal suo padrone, Virginia scopre la sua umanità, cerca l’amicizia e trova il coraggio anche di sbeffeggiarlo; magari era solo una “Troietta che ogni tanto alza troppo la testa”. Lo apostrofa come un “vero cretino”, che non la sa amare.
Sul finale della raccolta si affacciano metafore di rinascita e con l’immagine del “semplice girasole” l’autrice chiude un racconto autentico e che può sconvolgere solo gli animi gretti e i moralisti. Il fatto che Virginia abbia faticato a trovare un editore non mi stupisce. Il falso perbenismo di certi ambienti non è una novità. Consiglio la lettura della versione epub, e mi auguro che l’autrice sappia trovare nuova ispirazione e altro splendore, ritrovando sé stessa.
