In un mondo incompleto, un meccanismo narrativo perfetto
Ho appena finito di leggere un altro romanzo di Andrea Viscusi, dopo che mi aveva convinto e avvinto la prima lettura, quella di “Dimenticami Trovami Sognami”, uscito sempre per le edizioni Zona 42. Con questo “Sinfonia per theremin e merli”, ho ritrovato la scrittura pulita e la lucidità espressiva del primo libro, che l’autore ha saputo mantenere durante tutta l’opera. Anche se qui Viscusi si è applicato ad un argomento più complesso, giocando registri espressivi anche molto lontani fra loro.
Nella vasta narrazione, con un ritmo che coinvolge, si alternano descrizioni di luoghi, molto diversi, come il centro storico di Firenze, sempre attraversato da un popolo con echi patroliniani, alla campagna dietro Fiesole, in un posto mitico, come Ontignano, che è una piccola frazione di un piccolo comune, in effetti il luogo perfetto dove la famiglia Sarti prova a sfuggire dallo sfacelo della grande Storia. Per spostarsi alle immediate colline sul versante opposto della città, quelle di Arcetri, dove l’ambientazione quasi gotica di Villa Galileo, luogo abbandonato dalla storia, è sede del ritrovo segreto dei Pitagorici. Anche gli elementi descrittivi del carcere dove Andrea esordisce con la narrazione sono perfettamente dosati. Così i dialoghi fra i personaggi e le voci del popolo, sono sempre calati nella vicenda. Ho apprezzato particolarmente la lunga scena della manifestazione di gente inferocita che attraversa il centro storico di Firenze e che prepara il clima di cupezza in cui viene calata la città durante la Crisi. I personaggi sono caratterizzati in maniera funzionale alla loro importanza nella narrazione e anche se i professori sono delle volte quasi un coro, spiccano le figure di Sansone e di Caldonazzo. Lo stesso autore nei ringraziamenti dice del lavoro fatto rispetto al registro del romanzo storico e trovo che anche da questo punto di vista il lettore venga portato negli anni trenta del secolo scorso con una adeguata ma mai stucchevole ricchezza di dettagli.
Ci sono poi le parti in cui si tenta di spiegare il teorema di Gödel e in generale di dare una motivazione con basi scientifiche, della morte della matematica, della sua trasformazione in eresia e quindi dell’ucronia, la realtà storica alternativa, nella quale è collocato il romanzo fin dal suo inizio (questo lo capiremo meglio più avanti, se non abbiamo letto la prefazione di Giorgio Ottaviani). Sono le parti più propriamente di taglio ‘fantascientifico’, che dovrebbero spiegare la collocazione nella collana e nell’editore. Devo dire che anche qui, come in “Dimenticami Trovami Sognami”, Viscusi mi ha convinto, trovando il giusto equilibrio fra attenzione al dettaglio di tipo scientifico e la ‘spinta’ data al suo stravolgimento, sul piano narrativo, tale da giustificare il plot narrativo e le sue conseguenze. Non si tenta di stupire il lettore con effetti speciali, ma di avvolgerlo semmai con l’inquietante sonorità del theremin, o di provocare effetti di vero e proprio straniamento, come quando assistiamo al linciaggio di un camerata solo perché osa pronunciare dei numeri o vediamo comparire le lettere cancellate nelle pagine della bibbia esposte in controluce.
A mio modo di vedere però l’abilità di scrittore maggiore di Andrea Viscusi resta la capacità di costruire delle sequenze narrative perfettamente succedenti e legate fra loro. Sia a livello macro, dove si alternano Preludio, Canone (la parte centrale dell’opera, divisa in undici capitoli – da 0 a 10), Interludio, Variazione e Coda. Sia a livello inferiore, quello degli undici capitoli, che vanno da pagina 23 a pagina 317 (per un finale collocato a pagina 403), rappresentando quindi il cuore della storia. Ogni singolo capitolo vede poi l’alternanza di narrazione in prima persona e narrazione onnisciente, che spesso si cala nei personaggi.
Fin dal capitolo 0 infatti Viscusi introduce la voce di Andrea (con la quale si era aperta l’opera, e con la quale si chiuderà), in corsivo, che però passa dopo poche righe a diventare personaggio del narratore onnisciente. E qui il carattere del testo passa al normalissimo tondo, in un tempo del racconto collocato nel recente passato, nella parte marcatamente ucronica della vicenda, ovvero in una sorta di nuovo medioevo prescientifico. Questo espediente, che funziona molto bene, dando leggibilità all’intreccio, viene replicato, anche quando la fabula ritorna agli anni trenta del ‘900 e al centro della storia ci sono Dafne, la nonna di Andrea e il marito Alceste. Infatti di nuovo si alterano pagine del diario segreto di Dafne (in un corsivo ancora più evidente con grazie più leziose e la data del giorno esatto che introduce questa sezione) che trapassano al narratore onnisciente in tondo, ma che racconta o prosegue la narrazione. In ognuno degli undici capitoli del Canone centrale si ripete questa alternanza.
Lo stesso Viscusi parla nei ringraziamenti dei suoi modelli, da Calvino a Dick, da Borges a Brecht, e se la "Vita di Galileo" è una fonte evidente, a me piace associare le parti del diario di Dafne a “Diario proibito” di Alba De Céspedes. Chissà se Viscusi avrà letto quel testo? Sarebbe interessante saperlo e aggiungere una risonanza ad una lettura già stimolante e ricca di armoniche.
[29.3.25]
